Il Parco Archeologico

La Grotta: i ritrovamenti

Nella grotta di Agnano, ubicata a circa due chilometri dalla cittadina di Ostuni, il Prof. Donato Coppola conduce dal 1991 ricerche sistematiche che hanno evidenziato come la caverna sia stata sede, per circa 30.000 anni, di riti e culti dedicati ad un’immagine femminile.

La gestante di Ostuni (nome scientifico “Ostuni 1“, datata a 26.461-26115 a.C.) visse in quella fase geologica chiamata Pleistocene superiore contraddistinta dalle glaciazioni Lo studio delle faune indica che gli animali dominanti cacciati nell’ambiente esterno erano il cavallo (Equus caballus), che costituisce circa il 70%, e l’uro (Bos primigenius), antenato selvatico del bue domestico, presente al 30%. Probabilmente la gola di Agnano venne scelta come area di accampamento più o meno stabile proprio per la possibilità che offriva di controllare gli spostamenti dei mammiferi tra i pascoli dell’entroterra ed il paesaggio della prateria e delle lame.

Il gruppo di cacciatori di Agnano forse non superava le decine di unità ed utilizzava il grande riparo naturale della cavità come dimora più o meno stabile.

Se ricostruiamo la sequenza della sepoltura di Ostuni 1, ci accorgiamo della complessità del rito e del conseguente sforzo collettivo.

Si scava una fossa a cui segue il rito dell’accensione di un focolare all’interno. Nel frattempo il corpo della defunta è stato adornato con gli oggetti più belli, come la cuffia e i bracciali di conchiglie, gli oggetti di selce che contraddistinguono l’appartenenza e la sua posizione nel gruppo.

Mani pietose depongono la defunta sul letto ciottoloso della fossa disponendo il suo corpo in posizione rannicchiata, con la mano sinistra posta sotto il capo e la destra delicatamente appoggiata sul ventre, quasi a proteggere la creatura che non ha mai partorito. Non sappiamo chi provvedesse poi a cospargere il capo con manciate di ocra rossa, in un tentativo di rivitalizzazione della defunta. Dopo aver sistemato un blocco di pietra come cippo ed aver collocato un frammento cranico di uro a destra del capo della defunta, si collocano schegge ossee lungo il perimetro del seppellimento e forse un fagottino di pelle contenente denti di cavallo ed uro, in prossimità del ventre, a testimonianza dell’appartenenza al gruppo di cacciatori. Terminato il rito, si provvede a ricoprire il corpo con pietre.

Il seppellimento di Ostuni 2 (28.200-27.568 a.C.) indica con chiarezza come l’area sia stata un sepolcreto gravettiano per parecchi secoli.

All’interno della cavità si segnala poi una frequentazione cultuale neolitica, seguita da visitazioni funerarie dell’età del Bronzo, da impianti cultuali di età messapica, con attestazioni di un grande santuario dedicato al culto di Demetra, e la riconversione in età cristiana, con un affresco cinquecentesco raffigurante la Vergine Maria.